Inferno Canto IV

Canto IV dell'Inferno

Or vo’ che sappi, innanzi che più andi,
ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi,
non basta, perché non ebber battesmo,
ch’è porta de la fede che tu credi;

v. 33-36

Un tuono fragoroso risveglia Dante dal sonno sulla riva dell’Acheronte. Egli si accorge di trovarsi sull’orlo della voragine infernale, buia e profonda. Entrati nel primo Cerchio infernale, il Limbo, i due poeti odono i sospiri delle anime di coloro che vissero una vita virtuosa senza aver ricevuto il battesimo. Queste anime non possono ascendere al Paradiso perché non sono state cristiane. D’altra parte, non avendo in sé altra macchia se non il peccato di Adamo, non sono sottoposte a tormenti: la loro pena è tutta nel desiderio, mai appagato, di vedere Dio. Quattro spiriti si fanno incontro ai poeti: sono le anime di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano e sono venute a rendere onore a Virgilio. Esse salutano benevolmente Dante, accogliendolo nella loro schiera. I sei camminano insieme, discorrendo, e giungono in un luogo luminoso, ai piedi di un castello, difeso da sette cerchi di mura e da un corso d’acqua, che attraversano come se fosse terraferma. Dopo aver varcato, passando per sette porte, il giro di mura, il gruppo arriva in un prato verdissimo e fresco. Virgilio indica a Dante alcuni tra i più nobili spiriti dell’antichità e del Medioevo non cristiano. I due si separano quindi dai loro accompagnatori e, lasciato il Limbo, giungono nuovamente in un luogo privo di luce.

Battistero della Cattedrale o Neoniano a Ravenna

Il Battistero della Cattedrale, detto anche Battistero Neoniano, è il luogo in cui venivano battezzati i Ravennati Cattolici. Il Monumento è patrimonio Unesco dal 1996 e ben rappresenta il Battesimo come Porta della Fede, che Dante cita nel Canto IV, dove descrive il Limbo dei non Battezzati, in cui lo stesso Virgilio è ospitato.

Battistero della Cattedrale o Neoniano a Ravenna

Questo Canto è stato adottato da Alberto e Fulvia Lions Club Romagna Padusa

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

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