Purgatorio Canto XXX

Purgatorio 30

«Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non piangere ancora;
ché pianger ti conven per altra spada».

vv. 55-57

Nel Paradiso Terrestre, un tuono ha fatto fermare la processione che avanzava lungo il Letè. Mentre i personaggi del corteo si volgono verso i carro, uno dei ventiquattro seniori canta per tre volte le parole « Veni, sponsa de Libano », subito seguito dagli altri. Compare sul carro un gruppo di Angeli, che pronunciano le parole: «Benedictus qui venis!» e gettano fiori, dicendo: «Manibus, oh, date lilia plenis!». All’improvviso, in mezzo a questa nuvola di fiori, vestita di rosso, coperta di un manto verde, con il capo circondato da un velo bianco sostenuto da una ghirlanda di ulivo, appare Beatrice. Anche se Dante non l’ha ancora vista in volto in quanto velata, il suo spirito avverte la potenza d’amore ed egli riconosce quella figura come la donna amata. Si volge verso Virgilio e si accorge solo ora che il maestro lo ha lasciato. La bellezza dell’Eden intorno a lui non gli impedisce di abbandonarsi a un pianto dirotto. Ma Beatrice lo richiama duramente e lo esorta a conservare le sue lagrime per una sofferenza più profonda che fra poco proverà. Le sue parole severe provocano nel pellegrino un senso di vergogna e gli Angeli intervengono in suo aiuto, cantando il Salmo XXX (In te, Domine, speravi), non andando oltre l’ottavo versetto. Beatrice dichiara che il dolore del pentimento deve essere pari alla gravità delle pene commesse, poiché Dante, pur essendo dotato di disposizione al bene, si lasciò traviare abbandonandosi al peccato. Infatti, finché visse Beatrice, la presenza della donna amata gli fu guida sulla strada del bene, ma dopo la sua morte egli si incamminò per la via sbagliata e a nulla valsero i tentativi da lei compiuti per ricondurlo sul retto cammino. L’unico rimedio consisteva nell’ispirargli orrore per il peccato, mostrandogli le sofferenze dell’Inferno, per questo Beatrice discese nel Limbo per chiedere l’aiuto di Virgilio.

Questo Canto è stato adottato da Romano Valentini

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Giulia Minghetti

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