Paradiso Canto IV

Paradiso 4

Beatrice mi guardò con li occhi pieni
di faville d’amor così divini,
che, vinta, mia virtute diè le reni,
e quasi mi perdei con li occhi chini.

vv. 139-142

Dante è nel primo Cielo, quello della Luna, tra gli Spiriti difettivi. Beatrice chiarisce due dubbi di Dante che ella ha intuito senza che lui glieli rivelasse. Il primo riguarda le anime che non hanno adempiuto completamente i voti: se esse hanno dovuto cedere alla violenza altrui, come possono essere considerate responsabili? Il secondo dubbio nasce dalla presenza dei beati nei singoli cieli: Dante si chiede se le anime ritornino nel cielo da cui sono venute, così come afferma Platone. Beatrice affronta per primo questo dubbio, perché lo ritiene più dannoso per la fede. La vera sede dei beati è l’Empireo, essi appaiono nei diversi cieli affinché Dante possa avere una evidenza dei loro vari gradi di beatitudine, perché l’intelletto umano può apprendere solo ciò che proviene dal dato sensibile. Perciò si deve respingere la dottrina platonica del ritorno di ogni anima nel cielo dal quale si era staccata per entrare nel corpo. Per spiegare poi la responsabilità delle anime che hanno mancato ai loro voti, Beatrice distingue tra volontà assoluta e volontà relativa. La prima non vuole in alcun modo il male, la seconda si piega ad un male per evitarne uno peggiore. Così fecero appunto gli spiriti del primo cielo, mentre invece avrebbero dovuto opporsi con tutte le loro forze alla violenza (ritornando, nel caso di Piccarda e di Costanza, al convento dal quale erano state tratte). Dopo aver innalzato un inno di lode a Beatrice, Dante rivolge alla donna una nuova domanda. Il Poeta vuole sapere se l’uomo può compensare il voto non compiuto con un’opera buona e Beatrice gli rivolge uno sguardo talmente pieno di amore, che la vista di Dante è abbagliata ed egli è costretto ad abbassare gli occhi, smarrito.

Questo Canto è stato adottato da Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

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Il Canto viene letto da Lettura perpetua.

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