Purgatorio Canto XXXI

Purgatorio 31

La bella donna ne le braccia aprissi;
abbracciommi la testa e mi sommerse
ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi.

vv. 100-102

Nel Paradiso Terrestre continua il rimprovero che Beatrice ha incominciato a rivolgere al Poeta per il traviamento morale a cui si era abbandonato dopo la sua morte. Da quali allettamenti Dante si è lasciato attrarre, tanto da dimenticare ogni dovere spirituale? Dante risponde, piangendo, che i beni fallaci del mondo influenzarono il suo animo. Anche se è meritoria la confessione del proprio peccato, è necessario che il Poeta senta fino in fondo la vergogna delle sue colpe: la natura o l’arte non offrirono mai a Dante una bellezza pari a quella di Beatrice. Poiché questa bellezza andò distrutta con la morte, nessun’altra realtà materiale avrebbe dovuto attirare la sua attenzione, dal momento che ogni bene terreno risulta sempre caduco e il suo animo avrebbe dovuto volgersi verso l’alto. All’ invito di Beatrice, Dante solleva lo sguardo: la celestiale bellezza della donna, seppur celata dal velo, è tale che il Poeta, anche a causa del pentimento per le sue colpe, perde conoscenza. Quando si riprende, si trova immerso nel Letè per opera di Matelda, che lo conduce sull’altra riva, dove Dante sente gli angeli cantare “Asperges me” con indicibile dolcezza e viene circondato dalle quattro virtù cardinali. Sono le tre virtù teologali che hanno il compito di portarlo davanti a Beatrice. Dante fissa gli occhi splendenti della donna, il cui sguardo è rivolto al grifone. In seguito alla preghiera delle tre virtù, ella acconsente a liberare il suo volto dal velo che lo ricopre, affinché Dante la possa vedere in tutta la sua bellezza.

Questo Canto è stato adottato da Palazzi Rossi Simone

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Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Maria Grazia Nannini

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