Inferno Canto VI

Inferno canto 6

Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
per la dannosa colpa della gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.

vv. 52-54

Dante riprende i sensi e ai suoi occhi si presenta uno spettacolo di sofferenze e tormenti: sotto ad una pioggia mista a tempesta, nel fango, ci sono i golosi. A custodire il Cerchio c’è un mostruoso cane con tre teste: Cerbero. Il mostro, con gli occhi rossi, il muso sporco, il ventre gonfio e le zampe artigliate, latra orribilmente con le sue tre fauci. Graffia le anime facendole a brandelli e assordandole coi suoi latrati. Quando Cerbero vede i due poeti, gli si avventa contro, digrignando i denti, ma Virgilio raccoglie una manciata di terra e gliela getta nelle tre gole. Il mostro sembra placarsi, come un cane affamato quando qualcuno gli getta un boccone. Riusciti ad entrare, uno dei golosi, col viso reso irriconoscibile dal fango, riesce a sollevarsi. È Ciacco. Dante è impietosito e vuole conoscere ciò che succederà a Firenze. Ciacco racconta di come le parti si succederanno al governo, fino a che i Neri riusciranno a prevalere e per i Bianchi sarà l’esilio e la rovina. Ciacco interrompe il discorso, ma Dante vuole sapere cos’è successo ad alcuni fiorentini celebri e scopre una triste verità: sono all’inferno. Virgilio ricorda a Dante che dopo il giorno del giudizio universale, quando le anime saranno unite al corpo, il supplizio sarà ancora maggiore. I due poeti arrivano nel punto dove si può scendere al girone successivo, custodito da Pluto.

Questo Canto è stato adottato da Alberto Casadio Malagola

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Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Riccardo Donà

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Il Canto viene letto da Spazio A

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