Paradiso Canto I

Paradiso 1

La gloria di colui che tutto move
per l’universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.

vv. 1-3

Dante spiega che ora l’obiettivo del suo Poema sarà la visione del paradiso, almeno ciò che la memoria ricorda di quella realtà ineffabile. Invoca quindi l’intervento di Apollo perché aggiunga il suo aiuto a quello delle Muse. Solo così Dante potrà cingere un giorno la corona di poeta, consapevole di aprire una strada sulla quale lo potranno seguire anche altri. È l’alba dell’equinozio di primavera e il sole che si trova in congiunzione con l’Ariete, momento in cui i raggi del sole sono più benefici. Dante, imitando Beatrice che tiene gli occhi fissi sul sole, volge anch’egli il suo sguardo verso esso, che gli appare luminosissimo. Poi torna a guardare la donna amata e in questo momento avviene il suo innalzarsi oltre ogni limite umano, poiché inizia per lui l’ascesa verso i cieli, attraverso la sfera dell’aria e quella del fuoco. Il ruotare delle sfere celesti provoca un suono armonioso, che riempie di stupore il Poeta. Dante desidera conoscere l’origine del suono e della luce, per cui Beatrice, che legge nella sua mente, spiega che Dante immagina cose errate, poiché non si trova più in Terra come ancora crede: egli sta salendo in Paradiso. Un altro dubbio tormenta Dante: come è possibile che il suo corpo possa passare attraverso le regioni dell’aria e del fuoco? Beatrice gli spiega che esiste in ogni creatura una inclinazione naturale, che lo porta a tendere al fine ultimo dell’uomo: quello di raggiungere l’Empireo, il cielo creato per essere la sua sede. Verso di esso ogni creatura umana sale, dopo che è stato rimosso in lei l’ostacolo del peccato.

Questo Canto è stato adottato da Cristina Mazzavillani Muti.

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Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Iria Sparagi.

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