Purgatorio Canto XXXIII

Purgatorio 33

Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire a le stelle.

vv. 142-145

Nel Paradiso Terrestre, le quattro virtù cardinali e le tre teologali iniziano, di fronte alla scomparsa del carro della Chiesa, il canto del Salmo LXXIX: «Deus, venerunt gentes», al quale Beatrice risponde con le stesse parole rivolte da Gesù ai discepoli per annunziare la sua morte e la sua risurrezione: «Modicum, et non videbitis me…». Poi Beatrice invita Dante a camminare al suo fianco, affinché possa meglio ascoltarla. Beatrice sa che l’intelletto di Dante è ancora ottenebrato, ma desidera che il Poeta porti con sé almeno un’immagine di quanto gli rivela. Il carro è la Chiesa pervasa dalla corruzione ed è come inesistente, ma presto Dio colpirà inesorabilmente chi ha colpa di questo. L’aquila (l’imperatore), che lasciò le penne nel carro, non resterà a lungo senza eredi e da lì a poco le Stelle favoriranno la venuta di un “Cinquecento dieci e cinque” (DXV cioè DUX, l’imperatore Enrico VII?) inviato di Dio, che ucciderà la prostituta (la curia papale corrotta) e il gigante che traffica con lei (la corte francese). Dante osserva che il linguaggio usato è troppo oscuro ed esige un grande sforzo per poterlo comprendere. Beatrice rivela che ciò avviene per dimostrare che ogni dottrina terrena è insufficiente a penetrare la scienza divina. È mezzogiorno quando le sette virtù si fermano al termine dell’ombra della foresta, di fronte alla sorgente dei due fiumi del Paradiso Terrestre, il Letè, nelle cui acque il Poeta è già stato immerso per dimenticare il male passato, e l’Eunoè. Matelda, in seguito a un comando di Beatrice, invita Dante e Stazio a seguirla per bere l’acqua di questo fiume, che ravviva la memoria del bene compiuto. Con questo ultimo rito, la purificazione del Poeta è completa: egli è ormai puro e disposto a salire alle stelle.

Mausoleo di Galla Placidia

Il Cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia (Oratorio di San Lorenzo) è una splendida rappresentazione del Cielo Stellato, meta che il Poeta e noi che lo seguiamo, possiamo raggiungere quando si sia diventati puri e disposti a salirvi. Fissando questo cielo stellato sopra di noi, si è trascinati ad un ardito volo che congiunge l’indubbia ispirazione dantesca alle parole di Kant (il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me). Con sorprendente suggestione, fissando quelle Stelle, agli occhi appare il miraggio che le fa apparire non solo concentriche, ma spiraleggianti a partire dal centro, quasi a precorrere l’aspetto dei bracci di una Galassia prefigurata, in modo stupefacente, nel V secolo.

mosaico cielo stellato di Galla Placidia

Questo Canto è stato adottato da Esse Effe Assicurazioni di Susanna Falzoni & C..

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Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves.

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