Paradiso Canto XXXIII

Paradiso 33

A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.

vv. 142-145

San Bernardo innalza alla Vergine la celeberrima e meravigliosa preghiera. Dopo aver celebrato la più alta e la più umile di tutte le creature e la sua opera di intermediaria di grazia tra Dio e gli uomini, invoca la sua protezione su Dante. Questi, che nel suo viaggio ha conosciuto le diverse condizioni delle anime, è ormai pronto a contemplare la visione finale di Dio, purché la Vergine lo liberi da ogni residuo impedimento terreno. San Bernardo conclude la sua invocazione chiedendo a Maria di conservare la purezza di cuore di Dante, mentre i beati, prima fra tutti Beatrice, ne accompagnano le parole congiungendo le mani in una silenziosa preghiera. La Vergine accoglie la supplica guardando il Santo. Poi si volge verso la luce eterna di Dio. San Bernardo, prima di scomparire, sorridendo, invita Dante a guardare verso l’alto. Ormai Dante non ha più bisogno di incoraggiamento: il suo animo è pronto alla contemplazione divina. Dopo aver affermato che egli non ricorda quasi nulla della visione, il Poeta rivela di aver visto l’essenza divina come una luce intensissima. Nel profondo di questa luce ciò che è sparso nell’universo, appare unificato in un tutto armonico, legato da un vincolo d’amore. Dante, pur riconoscendo che le sue parole sono insufficienti ad esprimere quanto egli ha potuto contemplare, descrive il momento in cui i suoi occhi vedono, sotto forma di tre cerchi di uguale dimensione, ma di colore diverso, il mistero della Trinità. Nel secondo cerchio, che è il Figlio, appare una immagine umana, che rappresenta l’incarnazione. A questo punto la mente del Poeta, giunta alla soglia del mistero dell’incarnazione, viene illuminata dalla grazia divina, che le concede di intuirlo. Alla sua immaginazione mancano le forze, tuttavia l’amore divino ha ormai placato la sua volontà di conoscere, muovendola come una ruota che si muove in modo regolare e uniforme.

Tomba di Dante a Ravenna

L’Amore di Dio, che è causa dell’eterno movimento armonico delle Stelle dell’Universo e che fanno girare la volontà e il desiderio del Poeta, ormai compiutamente esauditi, sono il segno ed il significato che Dante evoca, al culmine e alla fine del suo viaggio. L’augurio è che sia pure il segno che lascia la sua Ultima Dimora umana, dove iniziò il Cammino ultraterreno di Dante e dove terminò quello terreno: un’alfa di eternità che segue l’omega della sua vita; la Zona ove riposa la parte mortale della sua Persona. Questo luogo, sacro da centinaia di anni per Ravenna, suggella il viaggio, con la speranza che, in coloro che sono fin qui giunti, si cristallizzi permanente il ricordo del Poema sommo e della Città che, pia, ne conserva e onora la memoria spirituale e fisica.

Questo Canto è stato adottato da Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

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Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves.

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