Paradiso Canto VII

Paradiso 7

Li angeli, frate, e ’l paese sincero
nel qual tu se’, dir si posson creati,
sì come sono, in loro essere intero;

vv. 130-132

L’anima di Giustiniano si allontana cantando, seguita dagli altri beati del cielo di Mercurio, mentre Dante appare tormentato da un dubbio che non osa rivelare a Beatrice. Perché, si chiede il Poeta, Dio ha scelto la morte del Figlio per riscattare l’umanità dal peccato? E perché questa morte, se era necessaria per cancellare la colpa dell’uomo, fu vendicata con la distruzione di Gerusalemme, dove l’Uomo-Dio era stato crocifisso? Tuttavia Beatrice ha compreso le incertezze del suo discepolo e inizia la spiegazione. In due modi la creatura poteva ottenere il perdono dopo il peccato originale dei progenitori: o per azione di Dio o per azione propria. Tuttavia, poiché l’offesa fatta a Dio era infinita, l’uomo, da solo, non avrebbe mai potuto offrire un’adeguata riparazione. D’altra parte Dio avrebbe potuto perdonarlo solo per un atto di misericordia, invece, nel suo infinito amore, volle offrire in sacrificio il suo stesso Figlio. Dunque – conclude Beatrice – nella natura umana di Cristo fu punita con la morte tutta l’umanità peccatrice, ma gli uomini che osarono alzare la mano contro la natura divina commisero un atto di empietà. E fu per questo che avvenne la distruzione di Gerusalemme, dove si era compiuto quell’atto. Quindi fu giusta vendetta. Il canto si chiude con una spiegazione di Beatrice sulla corruttibilità degli elementi generati da cause seconde e l’incorruttibilità di ciò che è creato direttamente da Dio.

Questo Canto è stato adottato da CNA Ravenna

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Mauro Tagiuri.

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