Purgatorio Canto XIX

Purgatorio 19

«Che hai che pur inver’ la terra guati?»,
la guida mia incominciò a dirmi,
poco amendue da l’angel sormontati.

vv. 52-54

Poco prima dell’alba, appare in sogno di Dante una ragazza balbuziente, pallida e deforme. Mentre lui la guarda essa si trasfigura: parla velocemente, colorita in volto, ed assume un bel portamento diritto. Cantando, dice di essere una sirena, che fa smarrire i marinai come Ulisse. Non fa in tempo a finire il canto che appare vicino a Dante un’altra donna che appare come una santa. Virgilio, con mossa agile, le squarcia le vesti e mostra a Dante cosa realmente si cela nel ventre della sirena. Per il cattivo odore che emana la falsa ammaliatrice, Dante si sveglia. Il poeta riprende il suo cammino pensieroso. Un angelo indica ai due il passaggio alla quinta Cornice e con le ali cancella la quarta P dalla fronte di Dante. Virgilio spiega a Dante che egli ha visto un’antica strega, che personifica i peccati delle cornici superiori. Per liberarsi di lei basta guardare oltre le illusioni delle sue vesti e del suo canto. Nella quinta Cornice le anime giacciono con il volto a terra piangendo e sospirando “L’anima mia è attaccata alla terra”. Sono gli avari e i prodighi. Virgilio chiede loro informazioni sulla via da seguire e una voce gli dice di andare verso destra. È Papa Adriano, che comprese in tempo quanto siano ingannevoli i beni mondani. La pena degli avari è la più amara di tutto il Purgatorio: come sulla Terra essi hanno tenuto lo sguardo sulle cose terrene, così ora la giustizia divina li tiene stesi a terra, con piedi e mani legati, finché piacerà a Dio, per purificare le loro colpe. Dante si inginocchia con riverenza, ma Papa Adriano lo invita ad alzarsi ricordandogli che nella vita siamo tutti ugualmente servi di Dio. L’ultimo ricordo è per la nipote Alagia, la cui indole spera non verrà traviata dalla famiglia, essendo la sola che prega per lui.

Questo Canto è stato adottato da Confcommercio Ravenna.

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Il Canto viene letto da Spazio A

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