Inferno Canto XIV

Inferno 14

Senza riposo mai era la tresca
de le misere mani, or quindi or quinci
escotendo da sé l’arsura fresca.

vv. 40-42

Dante e Virgilio giungono nel terzo Girone del sesto Cerchio, il Cerchio dei violenti. Vi è un pianoro sabbioso su cui scende incessante una lenta pioggia di fuoco, che tormenta i dannati e incendia la sabbia. Qui sono puniti i violenti contro Dio: bestemmiatori, sodomiti, usurai. Un dannato inveisce beffardamente contro Giove, è il bestemmiatore Capaneo, che osò sfidare il re degli dei. Virgilio lo rimprovera aspramente, proprio la sua rabbia impotente è la punizione adeguata al suo odio contro Dio. Osservando il fiume rossastro, il Flegetonte, che scorre dalla selva dei suicidi nel sabbione infuocato, Virgilio spiega Dante l’origine e la natura dei fiumi dell’oltretomba, raccontando il mito del Veglio di Creta. Si tratta di una figura gigantesca, conservata nelle viscere del monte Ida e formata di diversi metalli: d’oro la testa, d’argento il petto e le braccia, di rame la metà inferiore del tronco, di ferro il resto, mentre il piede destro è di terracotta. Ogni parte del suo corpo, eccetto la testa, è piena di fessure,  da cui gocciola un rivo di lacrime verso il centro della terra, formando così l’Acheronte, lo Stige, il Flegetonte e, più giù, il lago di Cocito. Dante manifesta due dubbi sui fiumi infernali, che Virgilio chiarisce: il Flegetonte è proprio quel fiume bollente e rosso sangue che fuoriesce dalla selva; il Letè non si trova in inferno, bensì nell’Eden, sulla vetta del Purgatorio. Virgilio termina il discorso e invita Dante a seguirlo, allontandosi dalla selva e procedendo lungo uno degli argini rocciosi entro cui scorre il Flegetonte.

Questo Canto è stato adottato da Pandora Ravenna

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

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