Inferno Canto XVIII

Inferno 18

Quei mi sgridò: «Perché sè tu sí gordo
di riguardar più me che li altri brutti?»

vv. 118-119

Scesi dalla groppa di Gerione, i due pellegrini si trovano sull’argine più esterno dell’ottavo Cerchio, detto Malebolge, diviso in dieci avvallamenti concentrici, le Bolge. Nella prima Bolgia sono puniti i seduttori per conto altrui e quelli per conto proprio. Divisi in due gruppi, avanzano in direzioni opposte, implacabilmente frustati dai diavoli. Nella schiera dei ruffiani Dante riconosce il bolognese Venedico Caccianemico, che confessa di aver condotto la sorella Ghisolabella a soddisfare le voglie di Òbizzo d’Este. Tra i seduttori per conto proprio Virgilio gli addita Giasone; il leggendario eroe fu colpevole nei confronti dell’inesperta Isifile e di Medea, entrambe da lui tratte in inganno. Giasone incede incurante delle sferzate dei diavoli, con atteggiamento regale, senza manifestare il suo dolore. Passati sull’argine della seconda Bolgia attraverso un ponte naturale, i due poeti vedono aprirsi davanti al loro occhi la Bolgia degli adulatori. Tra questi Dante riconosce, immerso nello sterco come i suoi compagni di pena, il lucchese Alessio Interminelli (Interminei). Il dannato rimprovera Dante di guardare solo lui, poi si colpisce il capo e afferma di scontare le sue adulazioni. Poco oltre Virgilio gli mostra una donna che con le proprie unghie si dilania e non trova pace né in piedi né seduta: è la meretrice Taide, che in vita fu maestra nell’arte di ingannare con l’adulazione.

Questo Canto è stato adottato da Cristiana e Franco Zanoletti

Clicca qui per visualizzare nella mappa i luoghi del Percorso Dantesco

Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

Accettare la cookie policy per visualizzare il contenuto