Inferno Canto XX

Inferno 20

Vedi le triste che lasciaron l’ago,
la spuola e ‘l fuso, e fecersi ‘ndivine;
fecer malie con erbe e con imago.

vv. 121-123

Nella quarta Bolgia dell’ottavo Cerchio troviamo gli indovini, costretti ad avanzare in una lenta processione, piangendo silenziosamente, con il collo torto e girato all’indietro. In questo modo sono costretti a guardare a ritroso, non potendo più guardare dinanzi a sé. Dante è sconvolto e viene, per questo motivo, rimproverato da Virgilio, che gli spiega che chi prova compassione verso gli effetti della giustizia divina è solo uno sciocco. Dopo aver diretto l’attenzione di Dante su alcuni personaggi che in vita furono indovini, come ad esempio Anfiarao, o Tiresia, pone la sua attenzione su Manto, vergine crudele, che per sfuggire al consorzio umano si stabilì in un luogo a cui poi verrà dato il nome di Mantova (città natale di Virgilio). Dante, interessato e incuriosito dagli argomenti trattati dalla sua guida, chiede a Virgilio se fra le anime ci ce ne sia qualcuna degna di nota. Virgilio gli mostra Euripilo, la cui barba gli copre le spalle, che fu colui che indicò insieme a Calcante il momento propizio per la partenza delle navi greche per la guerra di Troia. Dopo aver indicato a Dante altre figure di spicco, come Michele Scotto, Guido Bonatti, e Asdente, invita Dante ad allontanarsi dalla Bolgia e a continuare il viaggio.

Questo Canto è stato adottato da Avv. Giovanni Medri

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

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