Inferno Canto IX

Inferno 9

E quelli a me: “Qui son li eresïarche
con lor seguaci, d’ogne setta, e molto
più che non credi son le tombe carche.

vv. 127-129

Per entrare nella città di Dite, nel VI Cerchio, è necessario l’aiuto della Grazia Divina, che invia, in loro soccorso, un messo celeste. Virgilio ricorda a Dante di essere già sceso in fondo all’Inferno. Dante chiede alla sua guida se le anime del Limbo possono scendere nel Basso Inferno. Virgilio risponde che raramente le anime del Limbo scendono giù, ma tuttavia egli vi è sceso poco dopo la morte, chiamato dalla maga Eritone, per trarne dalla Giudecca l’anima di un traditore. All’improvviso, sulle mura della città, compaiono le tre furie infernali, sporche di sangue e coi capelli serpentini. Virgilio le indica a Dante, pronunciando i loro nomi (Megera, Aletto e Tesifone) mentre esse, graffiandosi il petto, invocano Medusa. Virgilio invita Dante a coprirsi gli occhi nel caso in cui comparisse Medusa. Ma da lontano si preannuncia ormai l’arrivo dell’angelo. Virgilio esorta Dante ad inginocchiarsi e l’angelo mostra di disdegnare quel luogo. Giunto davanti alla porta, la tocca con uno scettro ed essa si apre senza difficoltà. Allontanatosi l’angelo, i due viandanti penetrano all’interno della città. Davanti a loro si apre una pianura cosparsa di tombe aperte, senza coperchio, arroventate dalle fiamme. Tra queste fiamme si trovano le anime degli eretici. Queste anime riescono a vedere il futuro ma non il presente. Virgilio spiega a Dante che all’interno delle tombe le anime sono riunite per sette. I due poeti si incamminano lungo un sentiero che corre fra le mura e le tombe infuocate.

Questo Canto è stato adottato da Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

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