Purgatorio Canto XXIII

Purgatorio 23

poi gridò forte: «Qual grazia m’è questa?».
Mai non l’avrei riconosciuto al viso;
ma ne la voce sua mi fu palese
ciò che l’aspetto in sé avea conquiso.

vv. 42-45

Nella sesta Cornice, Dante segue il maestro e Stazio che parlano tra loro, finché sente delle anime che cantano piangendo il Salmo 50 “Labia mea, Domine” e ne chiede spiegazioni a Virgilio. Questi risponde che forse sono anime di penitenti e infatti poco dopo i tre sono raggiunti da una schiera di golosi, che procedono spediti e li guardano sorpresi. L’aspetto di questi penitenti compassionevole: nel volto pallido spiccano, profondamente incavate, le orbite degli occhi, il corpo appare di una magrezza spaventosa, tanto che la pelle, disseccata e squamosa, modella il loro scheletro. Un’anima lo riconosce e lo interroga: è Forese Donati, l’amico più caro durante il periodo della vita dissoluta di Dante. Dalla sua voce Dante viene a sapere la causa del dimagrimento delle anime dei golosi: l’albero posto nella Cornice e l’acqua che sgorga dalla roccia hanno il potere di renderli così magri. Il Poeta si stupisce di trovare l’amico, morto da appena cinque anni, già nel Purgatorio, senza alcuna sosta nell’Antipurgatorio, fra le anime che si pentirono solo alla fine della vita. Ad accelerare la sua ascesa sul Monte della penitenza furono le preghiere di Nella, la sua sposa, che Forese ricorda contrapponendone la virtù alla corruzione delle sfacciate donne fiorentine, per le quali il cielo prepara durissime punizioni. Dante, per soddisfare una preghiera dell’amico, rivela che solo da pochi giorni egli ha lasciato la vita viziosa alla quale si era abbandonato anni prima con lui. La sua guida verso il bene è ora Virgilio, in attesa della futura venuta di Beatrice. Dante indica poi il maestro e ne dichiara il nome, poi presenta Stazio spiegando che è lui quel penitente che poco tempo prima ha terminato la sua espiazione e per il quale il Monte è stato scosso dal terremoto.

Nella Cornice dei Golosi, la sesta, Dante incontra, reso irriconoscibile dalla magrezza, l’amico Forese Donati. A Ravenna Dante ebbe un gruppo di fedeli e devoti amici e nella  “Guaita di Santa Maria Maggiore” ne vivevano due che facevano parte del “Cenacolo Ravennate” del Poeta: Menghino Mezzani, Notaio,  e Fiduccio de’ Milotti, Medico e Filosofo. Il primo fu l’autore dell’epitafio al Poeta “Inclita fama..” e il secondo fu trasfigurato da Dante nella sua seconda Egloganel pastore Alfesibeo. Ravenna li ha celebrati nella mostra “L’ultimo Dante e il Cenacolo Ravennate” del 2018 alla Biblioteca Classense.

Questo Canto è stato adottato da Anna Fietta

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves.

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