Purgatorio Canto III

Purgatorio 3

e io mirava suso intorno al sasso,
da man sinistra m’apparì una gente
d’anime, che movieno i piè ver’ noi,
e non pareva, sì venïan lente.

vv. 57-60

Dopo il rimprovero di Catone rivolto alle anime perché hanno perso tempo ad ascoltare il canto di Casella, Virgilio appare turbato. Osservando che solo il suo corpo fa ombra, ma non quello di Virgilio, teme che la sua guida lo abbia abbandonato. Virgilio lo rassicura spiegando che le ombre dei morti sono trasparenti ai raggi luminosi, ma percepiscono il dolore, il caldo e il freddo. Virgilio chiede alle anime, che sono quelle degli scomunicati, da che parte si deve andare per scalare la montagna. Non appena si accorgono che il corpo di Dante proietta la sua ombra si spaventano. Virgilio le rassicura dicendo che Dante, pur trovandosi nel Purgatorio, ha ancora il suo corpo umano. Rassicurate, le anime indicano il cammino da seguire, ed una di esse si fa avanti. Ha un aspetto nobile: biondo, bello, dal corpo armonioso e con una cicatrice all’altezza di uno dei due cigli. È Manfredi di Svevia, figlio dell’Imperatore di Federico II di Svevia e nipote di Costanza d’Altavilla. Egli chiede a Dante di raccontare alla figlia Costanza, quando ritornerà sulla terra, di averlo incontrato lì. Papa Clemente IV lo aveva scomunicato, per cui si sarebbe dovuto trovare all’inferno, ma Manfredi racconta che in punto di morte si pentì dei suoi peccati e chiese perdono a Dio, che, nella sua immensa misericordia lo perdonò e lo destinò al Purgatorio. Il Papa ordinò di disseppellire il suo corpo ed abbandonarlo alla pioggia e al vento. Gli scomunicati che si sono pentiti in punto di morte devono restare esclusi dalla montagna del Purgatorio trenta volte il tempo durante il quale, nella vita terrena, sono rimasti ribelli. Manfredi chiede a Dante di far conoscere alla figlia Costanza il suo destino, perché essa preghi per ridurre il tempo di attesa.

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Il Canto viene letto da Lettura Perpetua

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