Purgatorio Canto VII

Purgatorio 7

«Per tutt’ i cerchi del dolente regno»,
rispuose lui, «son io di qua venuto;
virtù del ciel mi mosse, e con lei vegno.

vv. 22-24

Nell’Antipurgatorio Sordello vuole notizie sui due pellegrini: Virgilio risponde rivelando la propria identità al poeta mantovano. A questo punto Sordello resta stupito e incredulo, poi abbassa lo sguardo e abbraccia Virgilio alle ginocchia in segno di rispetto. Sordello si rivolge a Virgilio chiamandolo gloria de’ Latini. Dopo aver spiegato che il loro viaggio è permesso da Dio e che egli proviene dal Limbo, Virgilio chiede la strada più breve per giungere al purgatorio, ma Sordello ricorda è vietato salire il monte durante la notte. Occorre cercare un luogo dove attendere l’alba. I tre poeti si avviano verso una “valletta fiorita”, dove si trovano i principi negligenti, che, troppo presi dalle cure mondane, si pentirono solo alla fine della vita. Circondati da una natura splendente, essi cantano l’inno “Salve, Regina”. Sordello, rimanendo sull’orlo della valle, indica ai due pellegrini i personaggi più noti: l’imperatore Rodolfo d’Asburgo, al quale Dante rivolge l’accusa di avere trascurato la situazione politica italiana, Ottocaro II di Boemia, Filippo III di Francia, Enrico I di Navarra, Pietro III d’Aragona con il figlio Pietro, Carlo I d’Angiò, Arrigo III d’Inghilterra, Guglielmo VII di Monferrato. Sottolinea poi la degenerazione dei loro discendenti, perché raramente la virtù si tramanda di padre in figlio, perché Dio vuole che tutti capiscano che essa non si riceve per eredità, ma proviene direttamente dal cielo.

Questo Canto è stato adottato da Alessandro ed Eraldo Scarano

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Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

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