Purgatorio Canto IX

Purgatorio 9

e una spada nuda avëa in mano,
che reflettëa i raggi sì ver’ noi,
ch’io dirizzava spesso il viso invano.

vv. 82-84

Al termine del primo giorno di viaggio nel secondo regno, Dante si addormenta nella “valletta” dei principi. Poco prima dell’alba, quando i sogni sono più veritieri, al Poeta appare la visione di un’aquila dalle penne d’oro che scende su di lui, trasportandolo nella sfera del fuoco, posta tra la sfera dell’aria e il cielo della Luna, dove entrambi bruciano in un unico grande fuoco. Svegliatosi pieno di paura, viene rassicurato da Virgilio, che gli rivela che durante il sonno era sopraggiunta una donna, Santa Lucia (allegoria della Grazia illuminante), che aveva trasportato Dante dalla “valletta” alla porta del Purgatorio propriamente detto. I due pellegrini scorgono un Angelo splendente armato di una spada sull’ultimo dei tre gradini che portano all’ingresso. L’Angelo rivolge loro la parola per chiedere che cosa vogliono e chi li ha inviati lì. Poiché (uguale è stata la risposta a Catone) è stata una donna del Cielo a condurli, l’Angelo li invita a salire i tre gradini, dei quali il primo è bianco, il secondo quasi nero, il terzo rosso, ad indicare i successivi momenti del sacramento della confessione. A Dante, che si era inginocchiato, l’Angelo incide sulla fronte sette P, come simbolo dei sette peccati capitali che dovrà espiare in ciascuna delle sette Cornici del Purgatorio. Dopo aver loro spiegato la funzione delle due chiavi, una gialla e una bianca, che ha ricevuto da San Pietro, apre la porta. Si ode dapprima un suono cupo, che si trasforma poi nel canto dell’inno «Te Deum laudamus».

Questo Canto è stato adottato da Beppe Rossi

Per un approfondimento su Palazzo Scarabigoli

Clicca qui per visualizzare nella mappa i luoghi del Percorso Dantesco

Risorse Disponibili

Lettura del Canto

Il Canto viene letto da Andrea Chaves

Accettare la cookie policy per visualizzare il contenuto